In corso

Sottobanco

Locandina di Sottobanco
  • con Andrea Aceto, Luca Brancato, Carlotta Giarola, Anna Mastino, Giovanni Mongiano, Valerio Rollone, Paola Vigna
  • la voce della professoressa Serino è di Marinella Debernardi
  • costumi Olivia C.
  • scene Albijona Rrokaj
  • luci Simone Valmacco
  • suoni Paolo Grazioli
  • regia Giovanni Mongiano
  • produzione TeatroLieve

Uno spaccato della scuola anni ‘90 che, tra comicità, baruffe, dispetti e amori irrisolti, mette in luce quanto l’equilibrio tra docente e studente viaggi su una linea sottilissima di precarietà. Una commedia tutta italiana, sana, profonda e molto spassosa.

Trasposizione teatrale del romanzo Ex Cattedra di Domenico Starnone, Sottobanco è ambientato in un istituto tecnico della periferia romana, tra disagi, locali fatiscenti e tagli finanziari, dove si sta per concludere un anno scolastico a dir poco grottesco. Docenti provenienti da varie regioni si riuniscono per gli scrutini di fine anno insieme a una preside in leggero stato confusionale.

Tra gossip, amori segreti, frustrazioni lavorative e casi disperati, i personaggi si scontrano su quale debba essere il ruolo della scuola moderna in Italia. Siamo negli anni ‘90, ma sembra che non ci siano molte differenze con oggi, tranne forse il registro elettronico. Ne è esempio il racconto irresistibile delle versioni contrastanti dei professori riguardo al viaggio di istruzione appena concluso, che diventa motivo di dissapori, bugie e false testimonianze.

Tutto questo inciderà in maniera inevitabile ed esilarante sulla promozione di alcuni alunni a cui il pubblico si affezionerà nonostante essi vivano solo attraverso i racconti di questo strampalato consiglio di classe. Gli allievi Cardini, Solofria, Germani, Falabella e gli altri incombono e aleggiano nella disastrata palestra, dove i professori sono stati confinati per lo scrutinio di fine anno, e gli spettatori, alla fine, faranno il tifo più per loro che per i rissosi e frustrati professori che si presentano così:

  • il professor Cozzolino di lettere vorrebbe promuovere tutti, ha una tardiva cotta per la professoressa Baccalauro e sa imitare bene la mosca
  • il professor Mortillaro di francese considera i suoi alunni in gran parte beduini, ama molto la birra e dormire. Anche in classe
  • la professoressa Baccalauro di ragioneria, battagliera e innamorata dei suoi allievi, non sa che farsene del professor Cozzolino
  • la professoressa Alinovi di storia dell’arte ha qualche problema con i congiuntivi ma sa tutto di Ludovico da Tolosa. E basta
  • il professor Cirrotta di informatica di professione ha una ditta di termosifoni. Prezzi buoni. Gli piacciono le ragazze di qualsiasi età
  • Padre Mattozzi, prete progressista, legge in classe L’arte di amare di Fromm, ma si lava poco
  • la Preside ha qualche sfasamento di troppo in testa, confonde le classi e purtroppo ha scritto una poesia sul suo cane Bubù

Da Sottobanco è stato tratto il film La scuola, con Silvio Orlando, Anna Galiena e Fabrizio Bentivoglio, per la regia di Daniele Luchetti.

Il vangelo secondo Pilato

Locandina dello spettacolo

Debutto: Sabato 5 aprile 2025, ore 21:00

  • Gesù Luca Brancato
  • Pilato Giovanni Mongiano
  • Sesto Andrea Aceto
  • light design Simone Valmacco
  • scene Officine scenografiche TeatroLieve
  • costumi Olivia C.
  • organizzazione Paola Vigna
  • regia Giovanni Mongiano
  • produzione TeatroLieve

Sul monte degli Ulivi un uomo aspetta che i soldati vengano ad arrestarlo per condurlo al supplizio. Quale potenza soprannaturale ha fatto di lui, figlio di un falegname, un trascinatore di popolo che fa miracoli e predica l’amore e il perdono? Tre giorni dopo, la mattina di Pasqua, Pilato conduce la più inconsueta delle inchieste: un cadavere è scomparso.

Scritto con lo stile incalzante di un noir, “Il vangelo secondo Pilato” conquista lo spettatore con una sequenza di colpi di scena. Non solo il cadavere è scomparso: addirittura circola la voce ridicola che Gesù sia vivo. Il protagonista delle apparizioni è un sosia? Dov’è nascosto il cadavere? Chi tira le fila di questo macabro gioco? Ma Gesù è davvero morto sulla croce? Pilato indaga. Il caso appare insolubile.

“Il vangelo secondo Pilato”, una delle opere più intriganti del grande scrittore e drammaturgo francese Eric-Emmanuel Schmitt, prende avvio per trovare delle risposte e termina con delle domande. Domande profonde che non possono essere risolte, possono solo essere raccontate. Quanta è lontana Roma dalla fastidiosa Giudea per Pilato, e quanto è strano quel che succede intorno al Messia. Messia? Gesù e Pilato, due uomini colti dal dubbio e nel dubbio. Alla fine, gli spettatori non ricevono nessuna verità, ma i dubbi che attanagliano Gesù e Pilato saranno i loro dubbi.

La felicità

La felicità

Debutto: 10 marzo 2023, ore 21

Sto al n.26. Secondo piano. Purtroppo quel modello di carrozzina turbo a quattro marce non entra nell’ascensore. La residenza “La Pace” è signorile ed elegante, la migliore della città. E i prezzi concorrenziali a causa di quella vecchia polemica sull’ubicazione dell’edificio. Davanti al cimitero. Attraversi la strada e sei arrivato. Hanno pure messo il semaforo a chiamata. Io e il mio amico Momo l’abbiamo trovata un’idea geniale. Non serve neppure il carro funebre. Puoi usare quei carrelli con le ruote che sfrecciano nel refettorio. La cuoca li guida benissimo. È la Leclerc delle cuoche. Un bel risparmio per i parenti. Purtroppo l’altro ieri il mio amico Momo, ex-professore di storia moderna è morto. Aveva 82 anni, tre meno di me. Sapeva elencare tutte le guerre in atto, in ordine alfabetico. Erano 59 la settimana scorsa. Oggi forse 60. Io e Momo eravamo inseparabili, lui stava al 27, l’unica stanza col terrazzino, aiuole e Tarà e Tarù, le due tartarughe, inseparabili come noi due, io e Momo. Fino a sei mesi fa, il giorno più brutto della mia vita, nel quale, caro Momo, ti sei sposato con la figlia della signora Angiolina che sta al 18, primo piano. La chiamavi mademoiselle. Tu 82 anni e lei 40. Una moglie all’età tua, vergognosaccio! Mi par chiaro che sei morto così precipitosamente per causa sua. E mi hai lasciato solo. Ora per sentirti ancora vicino ti racconto tutte le sere le notizie dal mondo, e non provo rancore. Adesso che non ci sei più, guardo molto la TV. Ho visto una pubblicità che spiega che quando le api si estingueranno, anche l’uomo si estinguerà. È pubblicità ingannevole perché l’uomo si estinguerà prima delle api. Ti racconto soprattutto della tua mogliettina, un curriculum da fare invidia. Non è una che perde tempo né ora che sei attuffato in una fossa né prima quando credevi di essere vivo… Vergognati anche da morto! Io intanto non me la passo male, ho fatto amicizia con un usignolo, viene a trovarmi sul davanzale della finestra, prima lui canta e io dopo gli recito il passero solitario. Alla residenza “La Pace” la vita scorre tranquilla a parte quel topo che si è presentato in refettorio all’ora di pranzo. Ho avuto una discussione con la direttrice, mi vuole impedire di andare a trovare la signora Francesca, quella col catetere permanente, le sponde al letto e l’ossigeno, che sta alla stanza 22. Forse mi ci fidanzo. Per farti dispetto.

(liberamente ispirato a “Notizie dal mondo” di Luigi Pirandello)

  • con Giovanni Mongiano e Valerio Rollone
  • costumi Rosanna Franco
  • aiuto-regia Paola Vigna
  • assistente di scena Crescenzo Ventre
  • light design Simone Valmacco
  • musiche David Lang, Pink Floyd, Vangelis
  • regia Giovanni Mongiano
  • produzione TeatroLieve

Aspettando Beatrice

Aspettando beatrice
  • di Giovanni Mongiano (con la complicità di Luigi Lunari)
  • con Luca Brancato, Carlotta Giarola, Anna Antonia Mastino, Giovanni Mongiano
  • musicisti Claudio Bianzino (sassofoni), Elena Anzola (voce e basso) Vittorio Gallione (chitarre), Riccardo Giusti (batteria), Matteo Sarasso (tastiere)
  • coreografie Isabel Cortès Nolten, musiche originali Claudio Bianzino, costumi Rosanna Franco, scenografia Chantal Buratore, produzione TeatroLieve, regia Giovanni Mongiano

Come non sentirsi insignificanti di fronte a Dante, eppur superbi (il leone del canto primo…) nel voler creare uno spettacolo sul sommo poeta. Come non sentirsi impotenti come Sisifo, ma sfidare gli dei: sacri filologi, venerabili storici medioevali, divini professori, ineffabili fini dicitori! E imperterriti intestardirsi a spingere un masso fino in vetta alla montagna, o peggio, giù, in vertiginosa discesa, fin nell’abisso in cui è intrappolato Lucifero.

Poveri artisti inadeguati, immersi dentro l’immensità di Dante, abbagliati dalla sua vicenda umana, in attesa di un’idea. E se ci si mette di mezzo una pandemia, costretti a intraprendere un interminabile viaggio: artisti all’inferno, ma senza la guida di Virgilio. Sarebbe poetico e sentimentale credere sia stato Dante a guidarci, noi attori ingannatori. E mentre studiamo e guardiamo dalla finestra (come Conrad) ecco un’idea. Perché non far sentire l’urgenza di una compagnia teatrale, condannata a un lungo silenzio, ma decisa a ricominciare: e attraverso le baruffe di due attori, novelli guelfi e ghibellini, affrontare una sfida impervia ma appassionante.

Se nel teatro all’antica italiana, protagonista e antagonista combattono irriducibilmente fino alla morte, qui, al posto dei drammoni ottocenteschi, la cifra stilistica scaturisce da una sotterranea leggerezza e irriverenza, con qualche fatale incursione nel mondo di oggi che ci dà notevoli spunti per descrivere gironi infernali. E per una fortuita e coatta coincidenza trovarsi circondati da musicisti e danzatori, e presi da sacro furore, da tempo represso, creare insieme a loro un nuovo spettacolo: tra tante proposte contrastanti (non era forse meglio di questi tempi, un bel Decamerone, con questa peste che incombe maligna e pervade le nostre menti?) vince proprio Dante Alighieri.

Un approccio meno solenne, evitando la retorica della celebrazione attraverso il dissidio tra quei due primi attori, che come succede sempre non sono d’accordo su nulla. E da quel nulla spunta la moglie di Dante, Gemma, ignorata dal poeta e molto irritata, che rinfaccia all’uomo Dante le sue scelte di vita quasi mai condivise (con e dalla moglie…) Un gioco malizioso dove il filo conduttore sarà proprio la costruzione (in apparenza) improvvisata, di uno spettacolo in cui si intrecciano personaggi immaginari e reali, e certi incontri alle volte lasciano affiorare qualche perplessità. E sopra tutte queste vicissitudini incombe la spasmodica ricerca di Beatrice, introvabile o forse impossibile da rappresentare. Poi all’improvviso gli artisti finiscono all’inferno. Ma è così diverso da quello che hanno appena affrontato?

No, Pirandello no!

No, Pirandello no!
  • di e con Giovanni Mongiano
  • costumi Rosanna Franco
  • assistente alla regia Paola Vigna
  • progetto grafico Marinella Debernardi
  • fotografie Fabio Marco Ferragatta
  • produzione Teatro LieveBottega d’Arte

“No! Pirandello no!” racconta l’esilarante e tragicomica storia di un ingenuo e appassionato “generico”, all’ombra di un mito del teatro del ‘900, il più grande capocomico in circolazione (almeno così lui dice…): la vita di palcoscenico, dura e spietata, romantica solo agli occhi degli estranei, piena di grotteschi imprevisti, di speranze sempre deluse e di umiliazioni cocenti, ma da cui Matteo Sinagra non riesce a separarsi.

Un esercizio di equilibrismo, sul filo ora dell’ironia, ora di una perfida comicità, tra improvvisazioni fulminanti (siamo tutti figli della Commedia dell’Arte!), vezzi deprecabili, provocazioni musicali, suggeritori sprovveduti, tecnici distratti e pipistrelli minacciosi. E poi una garbata ma inesorabile incursione nel mondo di Shakespeare, l’intoccabile Shakespeare, insoddisfatto se alla fine delle sue tragedie i personaggi non sono morti tutti, e una strizzatina d’occhio al grande Pirandello, il maestro indiscusso del teatro di quegli anni per la disperazione di capocomici e attori, più a loro agio con il vaudeville alla francese o il drammone a fosche tinte.

Giovanni Mongiano ci offre un’interpretazione sorniona, smarrita e stralunata alla Buster Keaton, in altri momenti ritmicamente irrefrenabile e incontenibile, in un susseguirsi di gags, confessioni inconfessabili, immedesimazioni sarcasticamente rubate a Stanislavskij, incidenti inaspettati, e non si può fare a meno di diventare complici e partecipi delle disavventure di Matteo Sinagra. E alla fine con la sua inseparabile valigia e la sua giacca a quadretti e i guanti bianchi, così com’era arrivato, se ne va per altre città, altri teatri, altre avventure.

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Il fu Mattia Pascal

  • di Luigi Pirandello
  • con Giovanni Mongiano
  • scene Chantal Buratore, Sonia Dell’Anna
  • costumi Rosanna Franco
  • suoni e video Massimo Fonsatti
  • assistente di palcoscenico Crescenzo Ventre
  • organizzazione generale Paola Vigna
  • progetto grafico Marinella Debernardi
  • produzione TeatroLieve
  • adattamento e regia Giovanni Mongiano

Scritto nel 1904 da Luigi Pirandello, capolavoro della letteratura del secolo scorso, “Il Fu Mattia Pascal” ci restituisce un personaggio impastato di gioia e di sofferenza, di riso e di pianto, di comico e di tragico, sempre sul filo tra umorismo e drammaticità. Lo stile pirandelliano e la sua scrittura spiccatamente ironica, paradossale, talvolta sarcastica, sono terreno invitante e fecondo per la proverbiale leggerezza interpretativa di Giovanni Mongiano, perfetto nel restituire non solo gli smarrimenti del protagonista in modo disincantato, ma anche le tinte e le sfaccettature dei vari personaggi che si avvicendano nella storia.

Archetipo della filosofia pirandelliana, Mattia Pascal è l’esemplare testimone dell’assurda condizione dell’uomo prigioniero delle maschere sociali «di marito, di moglie, di padre, di fratello…di tutta quella somma di leggi, di doveri, di parole», contro cui lotta ininterrottamente, ma inutilmente la «vita».

Un’originale, raffinata, maliziosa interpretazione di Giovanni Mongiano, che ci prende per mano per farci vivere l’avventura incredibile e stupefacente di un personaggio memorabile e fuori dal tempo.

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