Pedalando verso il paradiso

venerdì 16 dicembre 2022 ore 21:00

Franco Mietta è un uomo quasi sconfitto che non si dà per vinto. Ha fatto l’ordine su Amazon, una SpeedBike SX600, la cyclette avveniristica dotata di infiniti optional interattivi: dallo schermo scenofonico, al trio canoro motivazionale. La cyclette arriva e Franco si mette in viaggio. Un viaggio sul posto che non manca di sorprese. Recluso ormai da settimane per colpa di un maledetto virus, Franco pedala e suda, si scontra con i propri limiti ma non si arrende. Precipita nel vortice di fantasmi che lo costringono a confrontarsi con ciò che ha cercato di evitare più di ogni altra cosa: se stesso.

Mentre il trio canoro della Speed Bike intona canzoni della sua gioventù, Franco allena l’anima per il giorno del giudizio. “La sua vita, caro Mietta, è agli sgoccioli – ha profetizzato la dottoressa dell’ASL leggendo gli esiti dei suoi esami di sangue e urine – si tenga pronto al viaggio”. Se dovrò andarmene domani – pensa Mietta – non mi farò trovare impreparato: pedalerò, mi allenerò, farò bella figura con Dio. Come direbbe il grande Vittorio Alfieri: Taglierò, con col mio sorriso, il traguardo del paradiso! Ma il paradiso, non è per tutti.

È per i famosi, per i virtuosi, per gli eroi che sempre son giovani e belli. Lui dell’eroe, non ha né il fisico né il destino. Il momento arriverà, e Franco Mietta, pedalando per chilometri senza muoversi di un centimetro, affronterà il giudizio. Riuscirà a indovinare i gusti di Dio? Ma Dio, che gusti ha? È maschio o femmina? È uno o trino? Parla inglese o latino?

Una sola cosa è certa: se Franco Mietta entrerà in paradiso, lo farà in bicicletta.

con Marco Viecca e il trio canoro Blue Dolls (Daniela Placci, Flavia Barbacetto, Angelica Dettori)
regia Marco Viecca
produzione Fondazione Gabriele Accomazzo per il Teatro con la collaborazione del Teatro Civico di Moncalvo e del Teatro Alfieri di Asti e il sostegno della Fondazione CRT e della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti

Arlecchino furioso

sabato 10 dicembre 2022 ore 21:00

Con “Arlecchino Furioso” torna la compagnia dello Stivalaccio, già accolta più volte trionfalmente al Teatro Viotti e torna la Commedia dell’Arte, con la maschera simbolo del teatro italiano ad animare uno spettacolo spumeggiante ed esilarante, recitato con varietà di lingue e dialetti, arricchito dall’uso di maschere, travestimenti, duelli, musiche, canti e pantomime.

L’Amore è il motore di un originale canovaccio costruito secondo i canoni classici della Commedia dell’Arte. Un Amore ostacolato, invocato, cercato, nascosto e rivelato, ma soprattutto un Amore capace di travalicare i confini del mondo.

Una coppia di innamorati, Isabella e Leandro, costretti dalla sorte a dividersi, si ritrovano dieci anni dopo in Venezia pronti a cercarsi e innamorarsi nuovamente. Allo stesso tempo il geloso Arlecchino corteggia la servetta Romanella, pronto ad infuriarsi al primo sospetto di infedeltà.

Chissà se alla fine l’amore trionferà?

canovaccio a cura di Giorgio Sangati, Sara Allevi, Anna de Franceschi, Michele Mori, Marco Zoppello
con Sara Allevi, Eleonora Marchiori, Michele Mori, Marco Zoppello
musiche eseguite dal vivo alla fisarmonica da Pierdomenico Simone
regia Marco Zoppello
scenografia Alberto Nonnato
maschere Roberto Maria Macchi
laboratorio costumi Qucire di Barbara Odorizzi
luci Paolo Pollo Rodighier
foto e video Serena Pea
produzione StivalaccioTeatro & Teatro Stabile del Veneto

A spasso con Daisy

venerdì 4 novembre 2022 ore 21:00

A spasso con Daisy” è un delizioso spettacolo teatrale. La bravissima Milena Vukotic dà vita all’anziana Daisy in una storia delicata e divertente capace di raccontare con umorismo un tema complesso come quello del razzismo nell’America del dopoguerra.

Scritta da Alfred Uhry, ha vinto il Premio Pulitzer per la Drammaturgia nel 1988. L’anno successivo il film con Morgan Freeman e Jessica Tandy si è aggiudicato quattro Oscar.

Daisy, anziana maestra in pensione, è una ricca signora ebrea che vuole apparire povera; una donna dal piglio forte: ironica, diretta, scontrosa, capricciosa, avara. È vitale e indipendente nonostante l’età e assolutamente maldisposta verso la decisione presa dal figlio Boolie (nel tentativo di arginare la rischiosa smania d’indipendenza della madre) di assumerle un autista. Daisy non vuole in casa qualcuno che tocchi le sue cose, che la privi del gusto di guidare, che la faccia vedere in giro accompagnata da uno chauffeur come fosse una donna ricca. Per fortuna Hoke, l’autista di colore affezionato e analfabeta, è paziente e capace di sopportare tutte le stranezze della vecchia signora e di rimanere dignitosamente in disparte. Poi, giorno dopo giorno, la diffidenza iniziale lascia il posto a un rapporto fatto di battibecchi e battute pungenti che cela in realtà un affetto profondo.

In fondo “A spasso con Daisy” non è che questo: la storia di un’amicizia.

di Alfred Uhry
adattamento Mario Scaletta
con Milena Vukotic, Salvatore Marino, Maximilian Nisi
regia Guglielmo Ferro
produzione Associazione Spettacoli Teatrali

Itaca – Il viaggio

Lo spettacolo “Itaca” propone un viaggio che parte da Itaca e attraversa le storie, i luoghi di tanti personaggi del teatro e del cinema, disegnando uno spazio denso di emozioni e di sogni che prenderanno forma e azione. «Un viaggio che parte da Itaca e dall a figura di Uli sse, che è l’eroe di Omero ma anche di Dante, Pascoli , D’Annunzio, Joyce e di altri ancora», racconta Cavuti. «Nel testo scorrono le storie di vari personaggi in una sorta di fusione e scambio di emozioni, immagini, pensieri. I luoghi del racconto non sono mai astratti, con un denominatore comune che è il mare,
padrone di ogni avventura e sventura (“a volte il fragore di un grido distrugge attimi di serenità e mi perdo in brividi improvvisi dove non c’è spazio per l’amore”); graffiante, pieno di occhi misteriosi che inseguono, irresistibil e (“e il naufragar m’è dolce in questo mare”). Il mare e la vita: la li bertà e la speranza, la vogli a di ricominciare, la pace tra i popoli con l’incanto degli occhi sull a storia».

Improvvisazioni di un attore che legge

Improvvisazioni di un attore che legge locandina

Un titolo beffardo e spiazzante, dalle mille interpretazioni possibili, “Improvvisazioni di un attore che legge” racconta le esilaranti e tragicomiche vicende di Matteo Sinagra, sfortunato attore della compagnia di giro del “commendatore” Ermete Zacconi, il più grande capocomico nell’Italia del primo Novecento (così almeno Lui dice…). La vita di palcoscenico, dura, romantica, almeno agli occhi degli estranei, ma piena di grotteschi imprevisti, di speranze sempre deluse e umiliazioni cocenti, ma da cui è impossibile separarsi. Un esercizio di equilibrismo, sul filo ora dell’ironia, ora di una perfida comicità, tra improvvisazioni fulminanti (siamo tutti figli della Commedia dell’Arte!), vezzi deprecabili, provocazioni musicali, suggeritori sprovveduti, tecnici distratti e pipistrelli minacciosi. E poi una garbata ma inesorabile incursione nel mondo di Shakespeare, l’intoccabile Shakespeare, insoddisfatto se alla fine delle sue tragedie i personaggi non sono morti tutti, e una strizzatina d’occhio al grande Pirandello, il maestro indiscusso del teatro di quegli anni per la disperazione di capocomici e attori, più a loro agio con il vaudeville alla francese o il drammone a fosche tinte.
Giovanni Mongiano ci offre un’interpretazione sorniona, in certi momenti smarrita e stralunata alla Buster Keaton, in altri ritmicamente irrefrenabile e incontenibile, in un susseguirsi di gags, confessioni inconfessabili, immedesimazioni sarcasticamente rubate al Teatro D’Arte di Mosca, incidenti inaspettati, e un finale sorprendente, del tutto imprevedibile che lascia un segno profondo.
E molto presto anche il pubblico non può che diventare complice di Matteo Sinagra, e seguire le sue avventure e disavventure con partecipazione e grande divertimento.
Un’appassionata dichiarazione d’amore verso il teatro, dedicata anche a tutti gli attori, compresi quelli pigri pigri, che oggi sempre più “leggono” in palcoscenico, invece di studiare “la parte” o improvvisare (siamo tutti figli della Commedia dell’Arte, no?)…!