Improvvisazioni di un attore che legge

Improvvisazioni di un attore che legge locandina

Un titolo beffardo e spiazzante, dalle mille interpretazioni possibili, “Improvvisazioni di un attore che legge” racconta le esilaranti e tragicomiche vicende di Matteo Sinagra, sfortunato attore della compagnia di giro del “commendatore” Ermete Zacconi, il più grande capocomico nell’Italia del primo Novecento (così almeno Lui dice…). La vita di palcoscenico, dura, romantica, almeno agli occhi degli estranei, ma piena di grotteschi imprevisti, di speranze sempre deluse e umiliazioni cocenti, ma da cui è impossibile separarsi. Un esercizio di equilibrismo, sul filo ora dell’ironia, ora di una perfida comicità, tra improvvisazioni fulminanti (siamo tutti figli della Commedia dell’Arte!), vezzi deprecabili, provocazioni musicali, suggeritori sprovveduti, tecnici distratti e pipistrelli minacciosi. E poi una garbata ma inesorabile incursione nel mondo di Shakespeare, l’intoccabile Shakespeare, insoddisfatto se alla fine delle sue tragedie i personaggi non sono morti tutti, e una strizzatina d’occhio al grande Pirandello, il maestro indiscusso del teatro di quegli anni per la disperazione di capocomici e attori, più a loro agio con il vaudeville alla francese o il drammone a fosche tinte.
Giovanni Mongiano ci offre un’interpretazione sorniona, in certi momenti smarrita e stralunata alla Buster Keaton, in altri ritmicamente irrefrenabile e incontenibile, in un susseguirsi di gags, confessioni inconfessabili, immedesimazioni sarcasticamente rubate al Teatro D’Arte di Mosca, incidenti inaspettati, e un finale sorprendente, del tutto imprevedibile che lascia un segno profondo.
E molto presto anche il pubblico non può che diventare complice di Matteo Sinagra, e seguire le sue avventure e disavventure con partecipazione e grande divertimento.
Un’appassionata dichiarazione d’amore verso il teatro, dedicata anche a tutti gli attori, compresi quelli pigri pigri, che oggi sempre più “leggono” in palcoscenico, invece di studiare “la parte” o improvvisare (siamo tutti figli della Commedia dell’Arte, no?)…!

L’amante

Locandina spettacolo "L'amante"

“L’amante”, atto unico del Premio Nobel per la letteratura 2005, Harold Pinter. 
Regia e interpretazione di Luca Brancato e Marinella Debernardi, luci di Alessandro Tinelli, scenografie di Alberto Debernardi, costumi di Carla Ariotto e fotografie di Marcello Libra.
Il testo, scritto nel 1962, è uno tra i più significativi del drammaturgo inglese e indaga la difficile convivenza tra due coniugi, Sarah e Richard, e gli stratagemmi messi in atto per ravvivare un rapporto oppresso dalle convenzioni matrimoniali. Partendo dal particolare, Pinter allarga lo sguardo sull’incomunicabilità della coppia borghese e sulle sue ipocrisie.

Egregio signore,
Le scrivo per lamentare il mio più assoluto dissenso in merito al protrarsi di una situazione sgradevole e difficilmente tollerabile quale è la sua frequentazione poco ortodossa con mia moglie. Non posso fare a meno di sottolineare come da ormai troppi anni Lei frequenta liberamente e senza alcuna remora casa mia, in mia assenza, approfittando della disponibilità della mia signora. E’ mia intenzione evitare che la faccenda degeneri, come è bene non avvenga tra persone civili.
Pertanto La invito a voler cortesemente porre fine a tale disdicevole situazione, interrompendo le sue visite in casa mia a partire dal dodici del mese corrente.
Sono certo che comprenderà le ragioni profonde della mia richiesta.
Le porgo i miei più cordiali saluti.
Richard

Max!
Tutto sta cambiando e io non posso sopportarlo. C’era un equilibrio così perfetto. Lui continua a farmi domande che non ha nessun diritto di fare.
Vuole che io impazzisca chiusa in questa casa, isolata dal mondo. Non posso vivere senza sentire il tuo calore e la tua dolcezza.
Non cedere alle sue minacce. Ti prego. Non devi, non devi…
Tua
Sarah.